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Non bisogna essere spaesati

P. Gobetti


Dicono che tutte le città, per via forse della loro storia o della loro posizione geografica, abbiano un’indole, un carattere proprio, un modo intimo di reagire col tempo. Ci viene infatti spesso spiegato come e quanto alcune città siano emotive, esuberanti, passionali addirittura, colorate più d’ogni altra, esplosive e drammatiche; città dove le canzoni finiscono sempre a coltellate e dove le mogli e i mariti si tradiscono negli scantonati e nei retrobottega. Altre città pare invece abbiano personalità più malinconica e riflessiva: i loro abitanti sono usi osservare a lungo in silenzio il mare, nel caso di città costiere, o lo scorrere del fiume, seduti con le gambe penzoloni sull’acqua. In queste città, sembra che mogli e mariti si tradiscano solo con sguardi e sospiri. Sembra. Alcune città, insomma, sono sensuali, umide, intrise d’acqua nelle loro fondamenta, con le ossa che scricchiolano reumatiche, l’aria piena del profumo della carne messa a frollare; altre, in cambio, sono città mentali, attente alle loro esatte geometrie, propense forse all’astrazione, alla chimera, fiere dei disegni puri dei viali, dei giardini, dei cortili. Nel caso di Sartamea, città oggetto di questo studio, ci rifaremo alle belle parole del Prof. Svkrzq (Sartamea 1832-1907): “potremmo dire che ha un’indole tra il serio e il faceto, oscillante tra la gravità del commerciante chino sui suoi fogli contabili, e la leggerezza del farsante, del perdigiorno facile alla burla e all’irriverenza. È una città, dunque, laboriosa, solida come un registratore di cassa e al contempo sfaccendata, lieve come un lenzuolo d’ombre cinesi. È ironica Sartamea, gli occhi dei suoi abitanti mostrano appunto la sua ambivalenza, apparentemente opachi, ma spesso capaci di un lampo, un guizzo, segno di una disposizione contenuta alla derisione. Ma veniamo ai dati concreti, lasciamo da parte queste considerazioni piene d’aria, buone per una conversazione serale tra vecchi amici, roba che non vale più di un rutto e un grappino. [Il Prof. Svkrzq era famoso per certe sue scioccanti e poco accademiche affermazioni. N.d. A.] Sartamea, come quasi tutte le città di quasi tutte le epoche, ha una popolazione ibrida, meticcia, frutto d’incroci di genti diverse venute da altrove nel corso della storia, e che negli ultimi anni è aumentata in numero e in varietà a causa dell’arrivo di nuove ondate di forestieri. Questi nuovi abitanti di Sartamea, i Nuovi Sartamini, come ama chiamarli Pasqualino Smith, sindaco da quasi dieci anni (uomo insopportabile e borioso, a mio modesto parere) [Questa affermazione ritardò di non poco la pubblicazione dello studio dell’esimio professore. N.d.A.] erano, in origine, d’estrazione sociale varia, ma a Sartamea, città giusta e ugualitaria, sono finiti a rinfoltire una nuova e modernissima categoria sociologica: la classe cercalavoratrice. Questo nuovo stato è obliquo rispetto a quelli tradizionali, dato che annovera esponenti provenienti da famiglie di diverso rango, di puro ceppo sartamino –sulla cui definizione, però, si scatenano, come è ovvio, polemiche su polemiche in cui non vogliamo entrare- e non. Dal punto di vista geografico Sartamea si potrebbe così definire: sita sul promontorio che da lei prende nome, il promontorio sartamino appunto, di fronte all’isola di Panelupa, la città occupa un territorio lagunoso bonificato ai tempi di Histo VI, re degli Álochi (IV sec. a.C.). La leggenda narra che il bisnonno di Histo, detto anch’egli Histo, primo però, approdò all’inizio del VI sec. a.C. con quaranta navi sulle sponde dell’attuale promontorio sartamino, all’epoca occupato da un villaggio di pescatori, anzi di pescatrici, dato che era abitato prevalentemente da donne, chiamato Recois (leggere tale e quale, non Recuà né Resuà). Profonde considerazioni economico-strategiche e un anno e mezzo di astinenza sessuale, fatti salvi alcuni sporadici stupri commessi qua e là durante il lungo viaggio [Questa affermazione ritardò di non poco... N.d.A.], spinsero Histo e i suoi Álochi a fondare una nuova città fuori le mura di Recois, città che chiamarono appunto Sartamea. Le origini del nome sono confuse. Alcuni eminenti studiosi vogliono farlo risalire al connubio Sart+Amea, che in lingua pre-aloca pare significasse appunto Sarta Mea. Poche tuttavia le prove che confermano questa tesi. Più assennata ci sembra l’ipotesi avanzata dal Prof. Svkrzq padre (mio), che avvalendosi di strumenti metrici, affermò: dell’origine del nome Sartamea non abbiamo la più pallida idea [Questa affermazione ritardò di non poco... N.d.A.]. Altro popolo importante della storia Sartamina furono i Syriti, che nel VII secolo d.C. occuparono la città, costruirono un grande porto e le diedero lo spirito commerciale che l’avrebbe caratterizzata nei secoli. [Dell’epoca Syrita restano alcune splendide costruzioni sul lungo mare, la famosa serie di palazzi syriti, nota al mondo e alle guide turistiche come serie syrita e basta, che attira migliaia di visitatori ogni anno, per la gioia dei registratori di cassa sartamini N.d.A.]”. Interrompiamo qui le parole del Professore, dato che, ne converrete, non di sola geografia né di sola storia è fatta una città. Innumerevoli sono infatti i suoi aspetti, i suoi “segni di esistenza”, direbbe il celebre architetto e urbanista locale Dott. Svkrzq, figlio del Prof. Svkrzq. Vogliamo quindi qui addurre, a prova della ricchezza di sfaccettature di Sartamea alcune considerazioni forse meno accademiche, ma tuttavia non prive di certa suggestione. A detta dei suoi abitanti, i due odori caratteristici della città sono: il profumo di sardine alla piastra e il lieve gusto a mare della brezza mattutina e serale. Tuttavia, ci sembra giusto anche citare le osservazioni di alcuni forestieri di passaggio che, forse maltrattati da certi commercianti o locandieri sartamini, hanno così voluto descrivere il profumo cittadino: puzza di fogna di sera e di crema solare mista a sudore di giorno. Calunnie? Forse. Ben sappiamo, ad ogni qual modo, quanto gli odori siano percezioni soggettive e poco razionali, tanto che v’è gente che trova sessualmente eccitante la puzza di piedi. Robe da matti. Concluderemo questo studio accennando brevemente alle lingue parlate a Sartamea, vale a dire il Sartameo e il Sartamino. Anche in questa occasione lasceremo la parola al Prof. Svkrzq: “Il Sartamino è lingua nata dalla fusione dell’Áloco, d’origine indeuropea, con il Recoisso, d’origine celtica. Il Sartameo è invece lingua d’origine semitica, portata in città dal popolo Syrito, sebbene certo influenzata dal sartamino presistente”.
 
05/02/2010  - pubblicato in  Appunti dell'impostore
Scrive l'impostore: e se Dio ci avesse creato davvero a sua immagine e somiglianza, cioè ìndifferenti a tutto?
 
04/02/2010  - pubblicato in  Appunti dell'impostore
Vide un giorno l'impostore cadere alcune parole nel mare e si domandò se giù sul fondo, laddove strani pesci quasi mai visti, riposassero le parole della storia; si chiese anche se valesse la pena annegare per leggerle.
 
02/02/2010  - pubblicato in  Appunti dell'impostore
Urbano conosceva bene l'impostore. Di fatto era stato lui a chiamarlo così: un tentativo di definire l'indefinibile. Chi era l'impostore? A volte l'impostore credeva di essere, ad esempio, Napoleone. Allora scorazzava per la città felice come un condottiero fino a trovare la sua waterloo quotidiana, quasi sempre dalle parti di Glories che, chi conosce Barcellona ne converrà, è un posto adatto alle disfatte. Ma chi era l'impostore?
 
31/01/2010  - pubblicato in  Appunti dell'impostore
Scrive l'impostore: la malinconia è la migliore cura omeopatica contro la depressione.