Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Per ragioni di normale amministrazione che non staremo a precisare, oggi l'amico Urbano si è trovato a rovistare in un armadio zeppo di pile di fogli ingialliti e sgualciti nella sua vecchia stanza da ragazzo. Ha avuto dapprima un senso di sgomento: lettere scritte e ricevute dieci, quindici anni fa; poesie e diari che pensava ormai perduti nei fumi della memoria, rifacevano capolino, tendevano agguati. Eppure, con il passare dei minuti, il tempo, nemico apparente, si svelava amico, persino fidato consigliere. In certe epoche dell'anno, spesso gravide, volenti o nolenti, di resoconti e intenzioni, di ombre che si stagliano nere sull'orizzonte arancione degli avvenimenti (Urbano coltiva da diverse settimane questa immagine pittorica, non gliene vogliate), quei fogli ingialliti e sgualciti, capaci di comportarsi da amici, persino di scherzare, sono stati una gradevole sorpresa.
Ancora una volta, la sagacia e l'esperienza di Urbano, amico mio di lunga data, ci è di conforto. Dice: smettere di fumare è davvero facilissimo, basta fare tai chi, ioga, karate, calligrafia araba o cinese (meglio se entrambe), ricamo all'uncinetto, aero-modellismo, pittura all'acquerello e su tela, ceramica, giardinaggio, solfeggio e paracadutismo tutti i giorni.
Cercasi persone solcate da rughe, ramificate, fertili, capaci di germogliare, per umanità solcata da rughe, ramificata, fertile, capace di germogliare.
Quando decise di smettere di fumare, Urbano, amico mio fraterno, si rese conto che, calcolando circa 10 minuti per sigaretta, tra rollarla e fumarla (da qualche anno Urbano fumava tabacco sciolto), e una media di 10, 15 sigarette quotidiane, avrebbe avuto a disposizione ogni giorno due ore, due ore e mezza in più, da dedicare ad attività apparentemente più costruttive come scrivere un libro, costruire una casa, curare un giardino o fare bambini, oppure apparentemente più futili, come mettersi le dita nel naso, schiacciarsi le pustole, tirare sassolini dalla finestra sulla testa dei passanti o ...
Cercasi persone dense, di densità infinita, tetradimensionali, novembrine, per umanità nuova, infinitamente densa, tetradimensionale, novembrina.
All'inizio fu il vrb. Verso la fine l'sms. Dicono che da vecchi si torni bambini. Sarà per via dei denti radi? Qnd r gvn. Qnd sr grnd.
Una delle cose che ho imparato a Berlino è che è possibile dire Dankeschen in modo dolce, sensuale, più o meno così: danshen, con il suono ke sostituito da una leggera pausa, dan'shen, o con la k che rimane sul palato, dan-k-shen, con la e quasi i, dan-k-shin, con la n appena accennata, come una lieve coda della i, dan-k-shi:, insomma, ci siamo capiti, no?
Quando la mattina, dopo la doccia, ti metti le scarpe prima dei pantaloni. Quando cerchi il tuo nome su google. Quando non fai colazione perché tanto l'hai già fatta ieri. Quando la domenica vuoi fare una passeggiata e finisci davanti alle scale della metropolitana. Quando, finalmente passeggiando, cerchi lo specchietto retrovisore per superare una madre con carrozzina. Quando, sempre passeggiando rilassato, ti incuriosisce non so che forma di culo o di albero e dici: copio e incollo (soprattutto quando lo dici). Quando ti sembra che siano tutti più giovani e più vecchi di te. Quando previsualizzi i tuoi pensieri. Quando canti bella ciao sotto la doccia. Quando pensi che, tutto sommato, farsi monaco è un posto fisso (e ti previsualizzi con la barba lunga, nel silenzio di un chiostro medievale). Quando leggi l'oroscopo sul giornale e ti ci ritrovi: è tempo di cambiare il vostro modo di vedere la vita, fatevi monaci. Quando ti dici che in fondo tre sigarette all'ora sono una prova di autodisciplina. Quando ti domandi se: muy importante agitar antes de usar, si potrebbe tradurre papale papale in italiano o sarebbe meglio aggiungere "è". Quando cerchi di salvarti la vita premendo cinque volte di seguito sul tasto salva.
Lui le disse: costruirò un giardino incantato. Con un cortile al sole dell’estate. Con una finestra illuminata dalla luna. Un giardino di limoni e rosmarino, timo e prezzemolo, basilico ed erba medica. Un mandorlo, un carrubo, una forsizia, una rosa rampicante. Una magnolia, un ulivo, un papavero. Lei gli disse: costruirò un giardino incantato. Con un praticello di quadrifogli. Con un orto di pomodori e zucchini. Appenderò sulla porta la mano di Fatima e l’immagine della Vergine Maria, in modo che restino fuori. Aprirò il mio giardino ai fuggiaschi a agli sfrattati. Lui le disse: imparerò a tirar di scherma per difendere il mio giardino da cinici e malintenzionati. Farò corsi di giardinaggio. Farò corsi di calligrafia. Aprirò il mio giardino a vecchi e a mentecatti. Lei gli disse: costruirò un giardino incantato, Rimarrò seduta all'ombra d’estate e offrirò tè e caffè ai passanti. Riempirò il giardino di bambini e li lascerò giocare senza disturbarli. Lui le disse: costruirò un giardino incantato, prenderò il rastrello e strapperò le erbacce. Chiuderò a calce le crepe dei muri. Inciderò versi sugli archi della porta e sul pozzo. Una fontana innaffierà le piante e le parole. Manderò i bambini al mercato a vendere pomodori e zucchini in cambio di carne, uova e formaggi. Lei gli disse: costruirò un giardino incantato, insegnerò ai bambini a leggere e scrivere. Insegnerò ai vecchi e ai mentecatti, ai fuggiaschi e agli sfrattati. Insegnerò agli adulti a leggere e scrivere. Non in franchising.
C'è un popolo delle isole del sud che tramanda le proprie tradizioni tracciando segni sulla sabbia spazzata dal vento.
(Buone intenzioni era il titolo di uno spettacolo teatrale di Roger Bernat di alcuni anni fa)
C’era uno che non scriveva libri, non ne scriveva uno dopo l’altro. Non aveva scritto raccolte di poesie, né in rima né senza, né in verso libero né secondo complicati sistemi metrici asiatici medievali. Non aveva scritto diversi romanzi brevi e saggi e articoli su varie sfaccettature della realtà. Non aveva scritto neanche un romanzo lungo, di quelli promessi fin dall’adolescenza, romanzo corale e generazionale. Non aveva mai scritto copioni teatrali originali né adattamenti di opere classiche e moderne. In uno dei suoi romanzi brevi più importanti non aveva immaginato se stesso, in gioventù, scrivere soggetti per fumetti d’avventura, il cui protagonista, uno svogliato investigatore, dedito all’alcol, appassionato di giardinaggio, abitava ad Algeri e “lavorava” a Barcellona. Hugo, così si chiamava l’investigatore, l’aveva perseguitato per anni. Se lo trovava coinvolto in un naufragio nella tazza di tè della colazione, mentre si faceva strada col machete tra la vegetazione dell’insalata serale, o lo inseguiva in sogno con un paio di cesoie in mano. Solo da ubriaco lo lasciava in pace. In quanto ad argomenti, svariava molto, tanto da venire spesso accusato di opportunismo. Proprio lui che non aveva dedicato un saggio intero a criticare l’opportunismo. Maledetti invidiosi. Ma adesso veniamo a parlare del romanzo lungo che non aveva scritto, la storia di una vita, il viaggio di un uomo, che qui presentiamo in nuova edizione critica. Si tratta di un libro di più di settecento pagine -e quanto fu difficile selezionare il materiale, che triste gettare alle fiamme più di cinquecento pagine di vita vissuta- che si intitola: Non ricordo più le cose che volevo dire. Sono cose che succedono, non bisogna farsi abbattere. In fondo è normale, ci sono troppe cose da ricordare: di pagare l’affitto e le bollette, di fare la spesa, di chiamare quel collega tedesco entro domani (mi raccomando, che i tedeschi sai come sono fatti), del compleanno della zia (mi raccomando, che le zie sai come sono fatte). Credo che ognuno di noi lettori si possa identificare con il protagonista di Non ricordo più le cose che volevo dire. Quante volte abbiamo avuto sulla punta della lingua la parola giusta nel momento giusto, eppure non siamo riusciti a rammentarla. Anche il nostro scrittore, d’altronde, era così. Lo si capisce subito; fin dalle prime pagine, si nota l’incertezza dell’autore nei confronti della sua storia. Non sto affermando che divaghi, nient’affatto; anzi, la coerenza del racconto è invidiabile, nessun ostacolo sintattico né semantico intralcia lo scorrere delle pagine bianche.
Nota dell’autore Questo racconto potrebbe anche leggersi: c’era uno che non cucinava mai, oppure: c’era uno che non viaggiava mai. Nel primo caso i libri sono piatti, nel secondo luoghi.
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