Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Se il Levitico (19:23) ci insegna che una volta entrati in una terra (nuova), pianteremo alberi da frutto senza però mangiarne i frutti per i primi tre anni, allora forse, in questi nostri tempi banalmente impazienti, bisogna aspettare dieci anni perché i frutti siano commestibili.
Pensa cose gravi l'amico Urbano, sulla terrazza, curando e concimando il limone malato di cocciniglia, il piccolo melograno, il nonno ulivo, il folto rosmarino, il timo limone e la lavanda.
"Quando sono partito sapevo solo dire albero, fiore, pianta, foglia. Ora so nomi astrusi, latini e arabi, e tempi e stagioni appropriate e, pur non avendo ancora imparato a tacerle, conosco le parole proibite".
(continua)
Giù sulla Rambla mi vado ad agosto senza ricordi la luce l'estate russi in vacanza gente d'ogni posto
quei di New York e quei di Vimercate tutti in mutande paella e sangría cervezabeer due latte e così via!
Ma per fortuna poi viene settembre porta in città l'aria azzurra del mare sette tedeschi non orde ma ombre
due portoghesi venute a trovare la Neus cugina da parte di madre cervezabeer e master all'Esade!
Non parliamo quando arriva il Natale che di turisti ne porta a palate guarda chi spunta quand'è Carnevale
scuole francesi italiane e croate pronte a tracannar com'un solo gregge cervezabeer e gare di scoregge!
La primavera di quattro stagioni la più crudele diceva il poeta d'april a maggio vien giù gli alluvioni
bionde le inglesi alla Barceloneta l'addio dan sbronze al lor nubilato cervezabeer ma anche un gelato!
Ma dimmi un po' hai tu forse fumato? Cosa racconti con qualche terzina? Tutto sto parlare sconclusionato!
Nulla ho fumato né la varichina ho bevuto ma invece piuttosto cervezabeer e tutto è ok a posto!
Cervezabeer è il richiamo dei venditori ambulanti di bevande, in genere pachistani o indiani, sulla Rambla e sulle spiagge di Barcellona.
(continua)
Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo, prima o poi la finiamo: 2015, 2020 o 2025. La torre centrale sarà alta quasi il doppio di quelle esistenti. Imponente. Un gesto mistico, grave, in una città teatrante, assume forme grottesche.
Stella maris, luce del mattino, luna del cammino... sii benedetta tra tutte... e benedetto il frutto... Gesù mio, Gesù mio, che la vien giù! Gesù mio, Gesù mio, che la vien giù!
Adesso che bisogna andare tutti velocissimi, arrivare ovunque subitissimo, vivere in un attimo, morire di fretta, ecco che sotto il cantiere del Gesto Mistico ci facciamo passare il tunnel dell'AVE, Alta Velocidad Española: il treno-uccello. Sappiamo che se i cuori si elevano al cielo, sotto forma di guglie e pennacchi, le intestina serpeggiano sotto terra.
Quanto hanno serpeggiato in questi anni le intestina, a portarci acqua, luce, figli, abitudini e crampi! Un cielo attraversato da lampi, ho visto; ho sentito cori di notte e di giorno.
(continua)
Davanti a casa di un amico, a Gracia, viveva un pappagallo che dicono avesse quarant'anni o più ancora. Diceva sempre: "¿qué pasa, tío?" che si potrebbe forse tradurre con "come butta?".
Qualche mese fa mi hanno detto che per diventare alti bisogna, durante l'età della crescita, stare in piedi 5 minuti al giorno sulle carrube. La loro enorme energia passa ai piedi e da lì al sistema ormonale e linfatico. Propongo anche la versione della ricetta con "alfalfa", l'erba medica, il primo dei cibi.
Dove posso comprare una chitarrina piccola piccola che non funzioni, una valigia usa e getta, un tulipano di compensato, un quadrifoglio plastificato?
Non so se certe leggende metropolitane fioriscano soprattutto in tempi di crisi. Il timore dà alito alle superstizioni, ai sermoni. Prima non era così, prima c'era l'Eldorado.
Durante l'Eldorado, una sera mi capitò di pisciare in un vicolo vicino al mercato della Boquería. Da una finestra mi gettarono un secchio d'acqua addosso. Da lì a poco, il comune avrebbe emanato una nuova ordinanza che prevedeva pene pecuniarie piuttosto alte per crimini di tal fatta. Certo non è bello pisciare sulle case degli altri, ma non erano forse i primi segnali della fine dell'Eldorado?
Se prima Barcellona proclamava ai quattro venti che ogni persona aveva il diritto di circolare in città vestito, o meno, come vuole, ora nuove norme più severe sanzionano chi passeggia senza maglietta. Anche, più seriamente, le procedure per ottenere la residenza metropoliatana (il fatidico "empadronamiento"), dopo essere state semplificate, sono state di nuovo complicate un po'. E soprattutto: basta, niente veli né burqa di sorta negli edifici pubblici! La città "se encoje", si rattrappisce, non è tranquilla, non ci crede più tanto. Prima non era così, prima c'era l'Eldorado.
Dove posso comprare un pappagallo impagliato, una carruba al viagra, un burqa trasparente?
(continua)
Una volta ho preso una storta. Avete presente quei paracarri automatici che vanno su e giù per bloccare l'accesso a una strada? Ebbene, all'angolo tra la Rambla e Portaferrissa, ne è sbucato uno all'improvviso facendomi inciampare.
Dove posso comprare una vestaglia e un cacciavite?
Era un sabato e stavo per andare per il fine settimana a Banyoles, vicino a Girona, dove c'è un lago da cui dicono emani l'alito catalano, e dove abita M., amica d'ormai lunga data, venuta quassù a insegnare inglese all'EOI, Escuola Officiale d'Idiomi.
E una maschera africana di plastica, un profumo alla vaniglia o una di queste maniglie che si attaccano dappertutto e ne fanno la pubblicità in TV?
All'EOI, qui e là per la Catalogna, ci sono stato, a insegnare e a studiare: 2 anni di portoghese, ora 3 di arabo. Perché studiare arabo? È una domanda difficile, eppure glielo chiediamo sempre ai nostri studenti di italiano: Perché studi italiano? Perché mi piace. Dicono.
(continua)
L’Eixample venne costruito tra la seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900, quando la città riuscì a crescere finalmente fuori le mura, a prendere aria. Da Madrid era arrivato il permesso. La società bene barcellonese abbandonava le case del lungo porto per trasferirsi entroterra. Gli architetti avevano un gran da fare: al posto degli orti e dei campi militari, nascevano palazzine, strade, piazze, chiese, giardini. Il progetto urbanistico del nuovo grande quartiere fu affidato a un ingegnere, Ildefons Cerdà, che tracciò una città regolare di viali paralleli e perpendicolari, luminosa e aperta, con molti giardini e parchi. I paesi della zona, Gràcia, Sants, Sant Martí, Sant Andreu, vennero inglobati da Barcellona. L’Eixample cresceva, gli edifici sostituivano i giardini previsti da quell'ingenuo sognatore di Cerdà, l’inconfondibile stile liberty barcellonese -il gaudìmodernismo-, omologava tutto, anche i fanali a gas e le panchine. Oggi l’Eixample, visto sulla mappa, è una rete, una grande maglia che tiene unita la città, una trama di isolati tutti uguali, di cento metro ognuno, quotidianamente invasa da schiere di automobilisti, motociclisti, motorinisti, scooteristi, autobussisti, taxisti gialloneri, utenti di taxisti gialloneri, metropolitanisti e ciclisti. Tra questi ultimi, una segnalazione a parte meritano i bicingisti, o utenti del servizio pubblico di bicing -triste sorte della linguistica- che spesso dimostrano poca dimestichezza con il mezzo: il bicing, lodevole iniziativa, ha tuttavia messo in sella schiere di squilibrati (nel senso fisico e mentale). Folle di pedoni che entrano ed escono da uffici, banche, negozi, bar e ristoranti, compiono dei veri e propri balzi da gazzelle sui larghi marciapiedi per mettere in salvo tibie e peroni dagli attacchi dei bicingisti. Nell'Eixample, qualcuno, coraggioso, addirittura ci abita; i più fortunati in appartamenti che danno sui patios interni, i meno fortunati no.
La finestra della mia nuova stanza del Poblenou dà su una piccola strada che si chiama Camí Antic de Valencia. C'è da supporre che un tempo quella strada portasse davvero a Valencia e mi piace pensare che fosse un continuo via vai di carri e viandanti, carichi di arance e verdura della Huerta Valenciana. Quasi come su un tapis roulant, bastava inseririsi nel suo corso e in un battibaleno si arrivava a destinazione. Tuttavia, Valencia dista dalla mia finestra del Poblenou trecentocinquanta chilometri abbondanti e oggi il Camí Antic de Valencia, dopo circa trecento metri, va a sbattere contro il supermercato Mercadona. È un reduce, il cammino, un mutilato di guerra, un frammento solitario di un'urbanesimo in disuso, e quella targa sulla parete che lo nomina pare una lapide, un cartello da museo o un'installazione d'artista metropolitano. Per la regola dei corsi e ricorsi storici, mi pare tuttavia giusto segnalare che il Mercadona è di Valencia e vende frutta e verdura della Huerta valenciana.
Esistono a Barcellona, da molti anni, bar-ristoranti a prezzi modici, con pranzo a costo fisso per lavoratori e studenti e caffè corretto al banco per pensionati da mane a sera, di solito di proprietà di ormai "storici" immigranti galiziani (gallegos o galegos). Ebbene, in questi mesi stiamo assistendo a un fenomeno -certo non esclusivo di Barcellona- di sostituzione del barista con copia autentica cinese. Dico copia perché proprio di una sorta di procedimento di copia-incolla pare trattarsi: il bar, la sua decorazione, la nebbia del tabacco, i mozziconi lungo il bancone (sì, qui si fuma ancora) e i prodotti serviti sono sempre gli stessi e il cinese si comporta come se ci stesse dentro da sempre. Nato a Pontevedla, La Coluña o Olense, lui (A Coluña, Oluense, perdon). Ma non basta: l'altrettanto classico bar Montserrat, del PobleNou per esempio, messo su anni addietro da catalano fedelissimo alla sua santa patrona (la Madonnina nera di Montserrat, appunto) o da galego o andaluso cammuffato, è ora gestito da... cinesi, fedelissimi anch'essi alla vergine nera (la Velge de Montsellat), o cammuffati al quadrato. L'unica differenza è che, mentre tu ti guardi la partita del Bilbao contro il Valencia alla tv poggiata in alto sulle slot-machine, i cinesi se ne fottono e sul piccolo schermo del portatile dietro al bancone guardano un film cinese. A dir la verità, c'è un'altra differenza, solo per intenditori: non ho ancora visto nessun cinese neogalego passare l'intera giornata con lo stuzzicadente in bocca. E poi prova tu a far pronunciare ai cinesi carajillo*.
*Il caffè corretto spagnolo, su cui presto torneremo.
PLAYSTATION Y ANARQUIA
(Parc del Clot, Barcellona)
Il dipartimento Parchi e Giardini del Comune è lieto di annunciare che, con l'arrivo della primavera, stanno cominciando a germogliare i primi giardinieri fecondati in vitro e trapiantati nel vivaio municipale.
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