Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
C'è un uomo a Sartamea che tutti chiamano Ethem il Syrita e che vende origini. Ha una bottega buia e polverosa in uno dei vicoli medievali del centro città. Al pianterreno lavora, nel retro cucina e mangia, nello scantinato dorme. La bottega è colma di vecchi libri, anfore sbrecciate e oggetti d'ogni sorta e dimensione. È così piena che a stento, entrandovi, si può raggiungere il bancone sul fondo, dietro il quale Ethem lavora indefesso.
La polizia non c'ha mai visto chiaro. Sospetta che la storia delle origini sia una copertura allo smercio di passaporti falsi e tante volte ha perquisito il locale e interrogato il propietario.
Così tante volte che Ethem è ormai amico di quasi tutti i poliziotti della città; amicizia che ha fatto a loro volta insospettire criminali e sobillatori vari, tanto da spingerli a mettere in giro dicerie d'ogni tipo sul Syrita.
Ethem, tuttavia, delle voci se ne infischia allegramente. Quasi allegramente, dato che è un uomo propenso alla serietà e ride di rado e in silenzio, con una smorfia. Però se ne infischia delle voci che corrono su di lui, questo sì. Piega le labbra, solleva le spalle e dice: - Le brutte parole fanno male solo se ci badi.
I clienti di Ethem hanno motivazioni molto diverse: qualcuno viene perché depresso, perduto o schizofrenico. - Non so più chi sono, da dove vengo, dove vado. Mandati dallo psicologo che non sa che pesci pigliare. - Lei cosa mi consiglia, Ethem? - Un'infanzia tra i pinguini. Tempra.
Ha molta esperienza di origini, Ethem, ne sa una più del diavolo. Tanto che qualche anima pia sussurra tra sé e sé, passando davanti al suo negozio: - Belzebù, pensaci tu! E si segna.
- Buongiorno, signor Ethem. Ha qualcosa per me? C'è Kin, un ragazzo con gli occhi a mandrola che passa tutte le settimane. Fa collezione di origini. Ethem invece non le colleziona, lui le costruisce e le vende. Neanche le più belle s'è mai tenuto. - Origini aristocratiche questa settimana, Kin. Ti va? - Se non hai altro. Chissà che se ne fa Kin di tutte ste origini? Anche la polizia gliel'ha chiesto. La polizia ha sempre molti sospetti. - Collezionista - dice - colleziono storie per il futuro del mio paese.
Altri clienti entrano da Ethem con l'aria agitata, frettolosi: - È per stasera, una bionda da spavento, Ethem, dammi qualcosa di forte! Altri ancora un po' abbattuti, come il suo amico Stefano: - Ho un colloquio di lavoro. Dovrei fare bella figura, Ethem.
Da buon syrita, Ethem ha il naso adunco e le mani ossute e sottili, lo sguardo astuto e penetrante indovina in fretta con chi ha a che fare. Nonostante le dicerie, è un uomo rispettato e la sua bottega un rifugio sicuro per gli amici.
Ethem non ha mai viaggiato. Nato e rimasto nella terra dei suoi padri: cordone ombelicale intatto a quasi settant'anni. E che se ne fa di viaggiare se tanto il mondo viene a lui? Fortuna di un uomo che è sempre stato capace ad ascoltare, fin da bambino; fortuna di un uomo dalla memoria prodigiosa.
Interrompiamo qui le parole dell'esimio Professore, dato che, senz'altro ne converrete, non di sola geografia né di sola storia è fatta una città. Innumerevoli sono infatti i suoi aspetti, i suoi "segni di esistenza", direbbe il celebre architetto e urbanista locale Dott. Svkrzq, figlio del Prof. Svkrzq.
Vogliamo quindi qui addurre, a prova della ricchezza di sfaccettature di Sartamea alcune considerazioni forse meno accademiche, ma tuttavia non prive di certa suggestione. A detta dei suoi abitanti, i due odori caratteristici della città sono: il profumo di sardine alla piastra e il lieve gusto a mare della brezza mattutina e serale. Tuttavia, ci sembra giusto anche citare le osservazioni di alcuni forestieri di passaggio che, forse maltrattati da certi commercianti o locandieri sartamini, hanno così voluto descrivere il profumo cittadino: puzza di fogna di sera e di crema solare mista a sudore di giorno.
Calunnie? Forse. Ben sappiamo, ad ogni qual modo, quanto gli odori siano percezioni soggettive e poco razionali, tanto che v'è gente che trova sessualmente eccitante la puzza di piedi. Robe da matti.
Concluderemo questo studio accennando brevemente alle lingue parlate a Sartamea, vale a dire il Sartameo e il Sartamino. Anche in questa occasione lasceremo la parola al Prof. Svkrzq: "Il Sartamino è lingua nata dalla fusione dell'Áloco, d'origine indoeuropea, con il Recoisso, d'origine celtica. Il Sartameo è invece lingua d'origine semitica, portata in città dal popolo Syrito, sebbene certo influenzata dal sartamino presistente".
Dal punto di vista geografico Sartamea si potrebbe così definire: sita sul promontorio che da lei prende nome, il promontorio sartamino, di fronte all'isola di Panelupa, la città occupa un territorio lagunoso bonificato ai tempi di Histo VI, re degli Álochi (IV sec. a.C.).
La leggenda narra che il bisnonno di Histo, detto anch'egli Histo, primo però, approdò all'inizio del VI sec. a.C. con quaranta navi sulle sponde dell'attuale promontorio sartamino, all'epoca occupato da un villaggio di pescatori, anzi di pescatrici, dato che era abitato prevalentemente da donne, chiamato Recois (leggere tale e quale, non Recuà né Resuà ). Profonde considerazioni economico-strategiche e un anno e mezzo di astinenza sessuale, fatti salvi alcuni sporadici stupri commessi qua e là durante il lungo viaggio, spinsero Histo e i suoi Álochi a fondare una nuova città fuori le mura di Recois, città che chiamarono appunto Sartamea.
Le origini del nome sono confuse. Alcuni eminenti studiosi vogliono farlo risalire al connubio Sart+Amea, che in lingua pre-aloca pare significasse appunto Sarta Mea. Poche tuttavia le prove che confermano questa tesi. Più assennata ci sembra l'ipotesi avanzata dal Prof. Svkrzq padre (mio), che avvalendosi di strumenti metrici, affermò: dell'origine del nome Sartamea non abbiamo la più pallida idea.
Altro popolo importante della storia Ssartamina furono i Syriti, che nel VII secolo d.C. occuparono la città, costruirono un grande porto e le diedero lo spirito commerciale che l'avrebbe caratterizzata nei secoli. [Dell'epoca Syrita restano alcune splendide costruzioni sul lungo mare, la famosa serie di palazzi syriti, nota al mondo e alle guide turistiche come serie syrita e basta, che attira migliaia di visitatori ogni anno, per la gioia dei registratori di cassa sartamini N.d.A.]"
(continua)
Sartamea, come quasi tutte le città di quasi tutte le epoche, ha una popolazione ibrida, meticcia, frutto d'incroci di genti diverse venute da altrove nel corso della storia, e che negli ultimi anni è aumentata in numero e in varietà a causa dell'arrivo di nuove ondate di forestieri.
Questi nuovi abitanti di Sartamea, i Nuovi Sartamini, come ama chiamarli Pasqualino Smith, sindaco da quasi dieci anni, erano, in origine, d'estrazione sociale varia; ma a Sartamea, città giusta e ugualitaria, sono finiti a rinfoltire una nuova e modernissima categoria sociologica: la classe cercalavoratrice.
Questo nuovo stato è obliquo rispetto a quelli tradizionali, dato che annovera esponenti provenienti da famiglie di diverso rango, di puro ceppo sartamino (sulla cui definizione, però, si scatenano, come spesso succede, polemiche su polemiche in cui non vogliamo entrare) e non.
(continua)
Sartamea è una città , dunque, laboriosa, solida come un registratore di cassa e al contempo sfaccendata, lieve come un lenzuolo d'ombre cinesi. Gli occhi dei suoi abitanti mostrano appunto la sua ambivalenza: apparentemente opachi, ma spesso capaci di un lampo, un guizzo, segno di una disposizione contenuta alla derisione.
Ma veniamo ai dati concreti, lasciamo da parte queste considerazioni piene d'aria, buone per una conversazione serale tra vecchi amici, roba che non vale più di un rutto e un grappino. [Il Prof. Svkrzq era famoso per certe sue scioccanti e poco accademiche affermazioni. N.d. A.]
(continua)
Alcune città, insomma, sono sensuali, umide, intrise d'acqua nelle loro fondamenta, con le ossa che scricchiolano reumatiche, l'aria piena del profumo della carne messa a frollare; altre, in cambio, sono città mentali, attente alle loro esatte geometrie, propense forse all'astrazione, alla chimera, fiere dei disegni puri dei viali, dei giardini, dei cortili.
Nel caso di Sartamea, città oggetto di questo studio, ci rifaremo alle belle parole del Prof. Svkrzq (Sartamea 1832-1907): "potremmo dire che ha un'indole tra il serio e il faceto, oscillante tra la gravità del commerciante chino sui suoi fogli contabili, e la leggerezza del farsante, del perdigiorno facile alla burla e all'irriverenza".
(continua)
Dicono che tutte le città, per via forse della loro storia o della loro posizione geografica, abbiano un'indole, un carattere proprio, un modo intimo di reagire col tempo. Ci viene infatti spesso spiegato come e quanto alcune città siano emotive, esuberanti, passionali addirittura, colorate più d'ogni altra, esplosive e drammatiche; città dove le canzoni finiscono sempre a coltellate e dove le mogli e i mariti si tradiscono negli scantinati e nei retrobottega. Altre città pare invece abbiano personalità più malinconica e riflessiva: i loro abitanti sono usi osservare a lungo in silenzio il mare, nel caso di città costiere, o lo scorrere del fiume, seduti con le gambe penzoloni sull'acqua. In queste città, sembra che mogli e mariti si tradiscano solo con sguardi e sospiri. Sembra.
(continua)
|
|